Formule per il Viral Marketing - Guida Google Analytics

Web Marketing

Web Marketing, ovvero tutto ciò che non è abbastanza ben definito per rientrare in una delle altre categorie.

Quì si parla di soprattutto di Inbound Marketing, ovvero quella parte di advertising che mira a fornire ai potenziali clienti contenuti di valore, in modo che siano poi loro ad interessarsi al brand ed ai prodotti

Chi dice che il marketing e la pubblicità sono morti dice bene (forse), e si riferisce alla pubblicità interruttiva, propositiva e disturbante. E' invece in crescita un tipo di advertising pull, nato e cresciuto soprattutto sul web, inteso come media pubblicitario.

Uno strumento che ci piace, che è più efficace, e che ci permette di fare il nostro lavoro (i pubblicitari) con maggiore etica

Viral Contest: come realizzare un Concorso Virale Online

Viral contest

Il concorso è un meccanismo di viral marketing da almeno 150 anni.

Se viral marketing vuol dire passaparola, la possibilità di ricevere un consistente premio senza fare nulla (o quasi), è sicuramente qualcosa da raccontare.

Se questo paradigma esiste da molti anni prima del cosiddetto viral marketing, è anche vero che internet ed i social network ne hanno amplificato ancora l’effetto.

Oltre alla facilità di condivisione, possiamo infatti sfruttare altri fattori:

  • Possibilità di partecipare: molte volte la semplice occasione di mostrare un proprio prodotto, pensiero e una parte di se è un leva stessa del concorso.
  • Il premio/i premi: naturalmente dall’alba dei tempi, è la leva di partecipazione per antonomasia; tendenzialmente meglio meno premi ma più invitanti, che tanti di meno valore.
  • Vinci se condividi: la prima forte viralità del concorso online è quella di sfrutturarlo in maniera che condividendo si aumentino le probabilità di vincita o i premi che si possono ricevere
  • Classifiche pubbliche: se riesco anche ad innescare la competizione tra i partecipanti, massimizzo la condivisione e la partecipazione.

L’avvento delle piattaforme di social network amplifica molto tutti questi aspetti. Infatti nell’ambiente social:

  • Sei già iscritto: non devi compilare, contattare, iscriverti. Hai già un identità e non devi fare altro che partecipare con quella
  • Condivisione: non devo naturalmente spiegare come il concetto di propagazione e condivisione sia cambiato con i social network, e come i concorsi a meccanismo di share ne possano beneficiare
  • Semplificazione nella programmazione: per quanto riguarda i concorsi online, le api di facebook o di twitter mi semplificano molto il lavoro di creazione ed implementazione del concorso.

Certo, oltre all’aspetto di programmazione, vi aspetta un oceano di scartoffie, burocrazie, firme, regolamenti e permessi da affrontare.

Progettato quindi il vostro concorso, con gli elementi di cui sopra, è il momento di pensare alla sua promozione ed al suo seeding.

Oltre ad una serie di appositi portali per concorsi e premi (premieconcorsi.com, omaggieconcorsi.com, soldissimi.it...), è un ottima idea dedicare un budget alla promozione del concorso sui social network, dove andremo a cavalcare l’onda virale, tramite ad sponsorizzate.

Ecco la mia Case History preferita, che contiene un po’ tutti gli elementi quì discretti, in maniera semplice ed efficace:

Concorso virale

Venchi propone di scegliere tanto cioccolato quanto è il proprio peso, tra un assortimento di prodotti venchi, e dopodichè condividere il concorso sui social.

Se vieni estratto tu, vinci il cioccolato scelto, ma vinci anche se viene estratto un partecipante arrivato da una tua condivisione social.

Semplice no? Cosa abbiamo quindi:

  • Un super premio: per un valore di “soli” 2.000 € (in media) si tratta di un premio veramente allettante... parliamo comunque di una montagna di cioccolata.
  • Facilità di partecipazione: per partecipare bisogna limitarsi a scegliere il proprio premio
  • Forte leva di condivisione: aumenta la probabilità di vincita in funzione dello share

Mi dispiace, ma il concorso si è concluso a Marzo, non potete più partecipare... e io non ho vinto niente!

I Bambini che rendono virali i video

Vi sarà sicuramente noto il video di Charlie bit my finger, settimo nella classifica dei video più visti di sempre su youtube, nonchè unico dei top 10 a non essere un video musicale.

Si tratta di due fratellini in una situazione comica, drammatica e dolce nello stesso momento, come solo una coppia di bambini saprebbe fare.

Si anche drammatica, perchè per un momento abbiamo tutti avuto paura che qualcuno si facesse male; ma tutto finisce con gioia, e noi siamo quindi “costretti” a condividere il video.

Anche chi usa il virale per l’advertising, si è naturalmente accorto dell’”elemento bambini”.

Basti pensare al famoso spot virale di volkswagen, con protagonista proprio un bambino, ed al suo successore nonchè parodia, con una depressa bambina al centro della scena.

Certo si tratta di ragazzini più che bambini.

Non è infatti per niente facile inserire bimbi più piccoli.

I neonati infatti sono probabilmente ancora più efficaci in termini di condivisione sociale.

Come inserire quindi attori neonati senza poterli dirigere sul set?

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Quanto deve durare un video virale?

Una caratteristica spesso legata al carattere virale di un video è la breve durata.

Quando 7 o 8 anni fà si iniziava a parlare di virale, era una regola base la durata di “30 secondi, massimo un minuto. Più passano gli anni, più questo limite si alza, e chi si ostina a volerlo stabilire, parla oggi di massimo 3 minuti.

Nessuno potrebbe però affermare nulla del genere davanti all’agenzia di DC Shoes, che ha realizzato questo video

Più di 9 minuti, vicini al massimo consentito da youtube.

Il punto è che non esiste affatto un durata “giusta” per un video virale.

Sicuramente ci sono tipologie di video che richiedono un tempo più breve, ma finchè l’attenzione dello spettatore si riesce a mantenere alta il video non deve necessariamente finire.

Altro esempio, diverso dal precedente, 5 minuti:

Con le sue immagini spettacolari, GoPro cattura lo spettatore per tutta la durata del video, che non mostra nessuna intenzione di finire presto.

Certo, molti video virali classici non funzionerebbero durando di più, solo non esistono regole assolute.

Chiudo con il video, naturalmente di carattere virale, che ha portato al successo gli Oblivion, geniale compagnia teatrale delle mie parti (Bologna), 10 minuti esatti

Come ottenere la partnership di youtube

Parliamo di un argomento stradibattuto su internet:

come ottenere questa benedetta partnership di Youtube?

Partnership di Youtube

Ci sono decine di videoblogger che si interrogano su cosa sbagliano, e come mai non hanno ancora ottenuto di poter guadagnare quell’euro ogni 1000 visite (sono stime eh).

Vi assicuro innanzitutto che non c’è una regola precisa. O probabilmente c’è, ma non è facilmente riassumibile.

Mentre non è ben chiaro se l’approvazione avvenga da parte di algoritmi automatici o da esseri umani (ne in che percentuale l’uno o l’altro), è sicuramente chiara la prima caratteristica necessaria per diventare partner: la pazienza.

Intanto vi dico che io la partner l’ho ottenuta (quando ero Gggiovane), su questo canale.

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Il Seeding dei video virali: quali canali scegliere

Parlare di Viral Seeding non è molto diverso dal parlare di media planning in generale.

Infatti si tratta fondamentalmente di individuare i migliori canali su cui mostrare la propria pubblicità, in funzione del target, del contenuto e soprattutto del budget.

Non si scappa infatti da questo caposaldo della pianificazione media, cioè che più spendi, più sarai visibile.

Ovviamente stiamo parlando della modalità autoalimentata per eccellenza (il viral marketing), ma senza una adeguato seeding iniziale, questo non basterà mai.

I casi infatti di virali davvero tali, ovvero partiti da un individuo e arrivati ad altri milioni, sono davvero una rarità per il video in generale, e forse un utopia per l’adv.

La vera differenza, se vogliamo, tra un classico media plan e un seeding plan, sta nell’importanza che si dà alla condivisione spontanea del materiale pubblicitario, che è poi ciò che definisce l’aggettivo virale.

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Advermovie: Lo spot d'autore che diventa virale

Come si evolve l'advertising video?

Il web sta intaccando profondamente il modo di percepire, e quindi di realizzare l'adv video.

Ad esempio gli spazi pubblicitari sono aperti, e la durata di uno spot non è più obbligata a 20 - 30 secondi.

Inoltre esistono differenti livelli di attenzione sul web:

si va dallo skip frenetico delle Ad pre-video su Youtube, fino al 100% dell'attenzione che si dedica ad un virale, poichè è stato appena condiviso su facebook dal proprio amico d'infanzia.

Si aprono quindi nuovi paradigmi, nuove modalità di inventare l'adv video.

Modalità che sfruttano questa ritrovata attenzione, e abbandonano i dogmi dell'attirare lo sguardo e del non far cambiare canale, e rendono la pubblicità un pochino più gradevole, più spettacolare e anche più utile.

Di una categoria, ultimamente, mi sento particolarmente fanatico: è quella dello Spot d'Autore.

Non è facilissimo definire questa branca, anche perchè è un'etichetta che viene applicata a spot che, spesso, sono molto diversi tra di loro.

Vediamo di partire dagli inizi:

Ridley Scott e il suo spot per il lancio del Macintosh: Apple (1984)

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Come sfruttare l'Hashtag per il Viral Marketing

hashtag per il marketing viraleMi capita spesso di leggere post riguardo al virale che raccomandano di non dimenticare di legare un hashtag alla propria campagna, per aumentare il trend topic e le condivisioni.

Sbagliato! ...no dai, sbagliato no...

voglio dire che non basta usare l'hashtag come uno strumento per amplificare la campagna. Esso infatti, va legato alla viralità del video (o della campagna) in fase di progettazione e deve far parte del messaggio stesso. Altrimenti ci ritroveremo ad avere 2 o 3 trend topic in cui monologheremo tristemente, senza interazione né risposte.

Ricordiamo intanto che cos'è, l'Hashtag. Anzi leggiamo la definizione di Twitter stesso:

"The # symbol, called a hashtag, is used to mark keywords or topics in a Tweet. It was created organically by Twitter users as a way to categorize messages (fonte: Twitter Support Blog)"

Bello! ...ma che vuol dire? Ai miei clienti più "profani", dico più o meno questo:

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